Gli anarchici e la lotta per la casa – Milano 1976-1984

Pubblichiamo un articolo e altri documenti sull’argomento (alcuni sono ormai introvabili in cartaceo, altri erano inediti) oltre ad alcuni utili link di approfondimento

“La presente ricerca si propone – senza alcuna pretesa di completezza – di tracciare un bilancio dell’intervento degli anarchici nella lotta per la casa a Milano tra il luglio 1976 (occupazione di via Conchetta 18) e il maggio 1984 (sgombero di via Correggio 18).

Il problema casa dal dopoguerra agli anni ‘70

Nel dopoguerra costruire case è un affare: forte domanda causata dalle necessità della ricostruzione e dai flussi migratori, vincoli burocratici minimi, possibilità di sfruttare una manodopera sottopagata; lo Stato sostiene l’edilizia con sgravi fiscali, crediti e sovvenzioni.

Gli speculatori hanno campo libero in assenza di qualunque pianificazione. Esiste in teoria una legge urbanistica (L.17 agosto 1942 n. 1150) che conferisce ai Comuni dotati di Piano Regolatore Generale ampi poteri di pianificazione e di esproprio. Ma il primo PRG ai sensi della legge urbanistica viene adottato solo nel 1953 (è quello di Milano) e i poteri di esproprio rimangono lettera morta in tutta Italia.

A Milano, in attesa della promulgazione del PRG la ricostruzione avviene praticamente senza alcun controllo, con massicci sventramenti. Mezza città viene edificata “in precario” con licenza edilizia “provvisoria”, né d’altra parte l’adozione del Piano Regolatore modifica di molto le cose, anzi gran parte delle aree destinate ad uso agricolo vengono edificate con il solito trucco delle licenze “in precario”… (scarica in pdf l’articolo Gli anarchici e la lotta per la casa a Milano 1976 1984   di Mauro De Agostini pubblicato su Collegamenti-Wobbly : per una teoria critica libertaria. – Nuova serie. – n. 8 luglio-dicembre 2006)

Su questo tema si veda anche:

l’opuscolo 32 anni di Anarchia in via Torricelli (scarica in pdf) realizzato dal Circolo dei Malfattori (ottobre 2008)

il recente libro Le radici del glicine storia di una casa occupata di Massimo Pirotta (2017) sull’occupazione di via Correggio 18 (vedi anche la recensione su Umanità Nova, 17 dicembre 2017)

Costretti a sanguinare di Marco Philopat (sull’esperienza del Virus, ripubblicato nel 2016)

Storia di un’autogestione di Cox18, Archivio Primo Moroni, Calusca City Lights (sull’occupazione di via Conchetta 18, 2010). Questo libro riporta anche l’intervista agli occupanti pubblicata su A Rivista anarchica, ottobre 1976.

alcune precisazioni ( 34 anni di autogestione Conchetta e Torricelli)  pubblicate su “Umanità nova” 6 giugno 2010

Un articolo (e alcune precisazioni) su via Conchetta 18 pubblicati su “Umanità nova”, 22 marzo 2009

 

 

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LA PRIMA INTERNAZIONALE IN ITALIA: una sintesi

Nella nascita e sviluppo del movimento operaio in Italia un ruolo fondamentale è dovuto al rivoluzionario russo Michail Aleksandrovic Bakunin, giunto in Italia nel 1864.

1864 nasce la Prima internazionale
Nello stesso anno a Londra era stata costituita la Associazione internazionale dei lavoratori (nota in seguito come Prima internazionale) ad opera dei rappresentanti delle nascenti trade unions inglesi e delle associazioni operaie francesi di ispirazione proudhoniana.
Impropriamente viene attribuito a Karl Marx il ruolo di principale ispiratore dell’Internazionale, essa “nacque come organo comune dei sindacati inglesi e francesi, con la partecipazione di un certo numero di esuli di altri paesi europei che in quel periodo vivevano a Londra […] essa fu in origine un organismo sindacale, espressione della solidarietà degli operai organizzati di Francia e Gran Bretagna, e non un movimento politico, anche se fin dall’inizio un colorito politico lo ebbe.” (Cole, p. 99). Vennero invitati alcuni esuli e “Marx dovette il suo invito soprattutto a fatto che due suoi amici – il sarto tedesco Georg Eccarius (1818-89) e l’orologiao svizzero Hermnn Jung (1830-1901) – avevano ottenuto un incarico nel movimento sindacale inglese; essi riuscirono a farlo includere nella lista fin dal primo momento” (Cole, p. 101).

scarica l’articolo integrale in formato PDF

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I PRINCIPI DI SAINT-IMIER

La Prima Internazionale (1864-1877) costituì il primo tentativo di creare un coordinamento fra i movimenti dei lavoratori presenti in tutti i Paesi del mondo.  Caratterizzata dalla presenza di organizzazioni molto eterogenee fra di loro vide ben presto lo scontro tra l’ala marxista e quella anarchica rappresentata prima dai sostenitori di Proudhon e poi da Bakunin.

Il conflitto verteva in particolare sull’interpretazione da dare al principio secondo cui l’emancipazione economica delle classi lavoratrici è il grande fine cui deve essere subordinato, come mezzo, ogni movimento politico “. Secondo Marx questo voleva dire creare partiti politici per giungere alla creazione di uno Stato proletario, secondo gli anarchici al contrario l’accento andava posto sulla lotta economica, la distruzione dello Stato e la creazione di una società basata sulla libera federazione “dal basso verso l’alto” . La diversità delle interpretazioni era facilitata dalla difformità tra il testo inglese e quello francese dello Statuto.

Marx brigò per ottenere il controllo dell’organizzazione fino a riuscire a far espellere Bakunin dall’Internazionale nel congresso dell’Aja  (ampiamente addomesticato) tenutosi dal 2 al 7 settembre 1872 e a far trasferire la sede del Consiglio generale a New York per sottrarlo al controllo degli avversari.

Di conseguenza il 15 e 16 settembre 1872 si riunirono a Saint-Imier i rappresentanti delle federazioni italiana, spagnola, del Giuria e di sezioni francesi e degli Stati Uniti. Le deliberazioni dell’Aja vennero disconosciute, e il congresso si dichiarò il legittimo rappresentante dell’Internazionale. Nasceva così la cosiddetta Internazionale antiautoritaria (o Internazionale di Saint-Imier) che avrebbe celebrato ancora quattro congressi internazionali fino al 1877 prima di dissolversi sotto la pressione della repressione statale. I Principi di saint-Imier sono ancor oggi considerati i principi fondanti del movimento anarchico internazionale

PRIMA RISOLUZIONE

Atteggiamento delle Federazioni riunite in Congresso a Saint-Imier, in riferimento alle risoluzioni del Congresso de L’Aia e del Consiglio generale

Considerando che l’autonomia e l’indipendenza delle federazioni e delle sezioni operaie costituiscono la condizione primaria per l’emancipazione dei lavoratori;
Che qualsiasi potere legislativo e regolamentare dato ad un Congresso sarebbe una violazione flagrante di questa autonomia e libertà:

Questo Congresso nega in principio il diritto a legiferare da parte di tutti i Congressi, siano essi generali o regionali, non riconoscendo ad essi altra missione che quella di presentare le aspirazioni, i bisogni e le idee del proletariato delle differenti località e paesi, al fine che la loro armonizzazione e unificazione si realizzino per quanto possibile; afferma che in nessun caso la maggioranza di un qualunque Congresso potrà imporre le sue risoluzioni alla minoranza.

Considerando, d’altra parte, che l’istituzione di un Consiglio generale nell’Internazionale è, per sua propria natura e in maniera fatale, destinato a divenire una violazione permanente di questa libertà che deve essere la base fondamentale della nostra grande Associazione;

Considerando che gli atti del Consiglio Generale di Londra che è stato adesso dissolto, sono stati, durante questi ultimi tre anni, la prova vivente del vizio inerente a questa istituzione; Continua a leggere

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IL RITORNO DI CARRERO BLANCO: la repressione in Spagna (… e in Italia)

Gli antifascisti più anziani ricorderanno sicuramente lo slogan “Francisco Franco il popolo è stanco, farai la fine di Carrero Blanco” molto usato nei cortei degli anni 1974-75.

Cos’era accaduto ? L’ammiraglio Luis Carrero Blanco, fedelissimo braccio destro ed erede politico designato del dittatore spagnolo, era saltato in aria il 20 dicembre 1973, mentre tornava in automobile dalla messa, in un attentato messo a segno dall’ETA. L’esplosione fu tale che l’auto fece un volo di 35 metri, finendo sul tetto di un vicino convento.

Franco purtroppo morì tranquillamente nel proprio letto due anni dopo, riuscendo ancora a perpetrare crimini efferati. Tra questi la condanna a morte del militante libertario Salvador Puig Antich, eseguita con il barbaro strumento del garrote vil (un collare di ferro che viene stretto intorno al collo della vittima, fino a provocarne la morte).

Eventi ormai consegnati alla storia ? Non proprio (1). Alla fine di marzo l’Audiencia nacional spagnola ha condannato a un anno di carcere e a sette anni di interdizione dai pubblici uffici la studentessa universitaria Cassandra Vera per aver pubblicato su twitter 13 battute di spirito sulla morte dell’ammiraglio franchista. Se la pena detentiva è stata sospesa con la condizionale, le pene accessorie comporteranno la perdita della borsa di studio a cui la ragazza aspirava e futuri problemi lavorativi.

E non si tratta affatto di un caso isolato.
In gennaio era incorso in una condanna analoga il cantante Cesar Strawberry (del gruppo Def con Dos) per “esaltazione del terrorismo e vilipendio alle vittime” , mentre è andata anche peggio in febbraio al rapper Valtonyc per aver augurato all’ex re Juan Carlos una fine simile (2) (tre anni e mezzo di carcere, qui all’ “esaltazione del terrorismo” si aggiungono le “ingiurie gravi e minacce alla Corona”).

Non si salvano neppure i popolari comici televisivi Gran Wyoming e Dani Mateo messi sotto inchiesta in aprile per alcune frasi poco riguardose sul Valle de los Caídos, il grandioso cimitero monumentale fatto erigere da Franco (peraltro con il lavoro forzato dei detenuti politici). Continua a leggere

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Appello dal Venezuela agli anarchic* dell’America latina e del mondo : La solidarietà è molto più di una parola scritta.

Ci rivolgiamo a tutte le realtà del movimento libertario, in particolare a quelle di questo continente, non soltanto per richiamare l’attenzione di fronte alla situazione che stiamo attraversando nel Venezuela dall’aprile 2017, ma anche per quanto riguarda ciò che riteniamo un’urgenza, cioè far si che l’anarchismo internazionale si esprima con più enfasi su queste drammatiche circostanze, con posizioni e azioni coerenti con quello che è stato il discorso e la pratica dell’ideale anarchico nel suo percorso storico.

È deplorevole che, mentre da una parte il governo chavista —oggi capeggiato da Maduro— assieme alle sue casse di risonanza all’estero e dall’altra parte gli oppositori della destra e della socialdemocrazia, siano coinvolti in spropositate campagne per vendere all’opinione mondiale le loro visioni parimenti tendenziose e cariche di interessi per il potere, tante voci anarchiche al di fuori del Venezuela si siano chiuse in un mutismo che in qualche modo vale a accettare tacitamente ciò che sia gli uni che gli altri contendenti, assetati di potere, vogliono imporci come “verità”. Sappiamo bene che le voci che ci sono vicine non hanno a disposizione tutti i mezzi agli ordini degli statalisti di diversa risma, e che i compagn* affrontano realtà complesse in cui ci sono tematiche e problemi che, a causa della loro prossimità, richiamano le loro preoccupazioni più immediate. Noi riteniamo però che questa difficoltà non dovrebbe essere un intoppo perché, in un modo o in un altro, pur modestamente, si esprimesse attenzione, interesse e solidarietà sia per ciò che accade in Venezuela sia per quello che l’anarchismo di questa regione diffonde.

In un riassunto stringato di quello che l’anarchismo locale dice oggi, la situazione attuale palesa la natura fascista del regime di Chavez —e in continuità, di quello di Maduro—, governi militaristi reazionari che da sempre abbiamo denunciato nelle pagine di El Libertario. È stato un regime legato al reato, al narcotraffico, al saccheggio, alla corruzione, alla carcerazione degli oppositori, alle torture, alle scomparse, oltre alla gestione disastrosa sia economica, sociale, culturale o etica. Chavez riuscì a fare colpo con la sua leadership messianica e carismatica, finanziata con l’aumento del prezzo del petrolio. Dopo il suo decesso però e con la fine dell’abbondanza, si è sgonfiato il cosiddetto processo bolivariano, poiché fondato su basi deboli. Questa “rivoluzione” ha seguito la tradizione storica redditizia iniziata all’inizio del secolo XX con il dittatore Juan Vicente Gomez, continuata col militare Marcos Perez Jimenez e non si interrompe con l’ulteriore schema democratico rappresentativo. Continua a leggere

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I VOUCHER: una piccola storia infame

In un ideale dizionario delle nuove, vergognose forme di sfruttamento un posto d’onore (insieme al tirocinio formativo a cui abbiamo dedicato un precedente articolo su Umanità nova) lo meritano sicuramente i buoni lavoro (comunemente noti come voucher) anche in questo caso troviamo una perfetta sintonia tra governi di destra e di sinistra, avvicendatisi negli ultimi venti anni, nello smantellamento totale delle garanzie a tutela dei lavoratori.

buoni-lavoro-tabaccaiI voucher sono stati istituiti formalmente con la legge Biagi (governo Berlusconi, D. L.vo 276/2003) che li riservava alla retribuzione di lavori “di natura meramente occasionale” di soggetti marginali (“lavoretti” di studenti, pensionati, casalinghe, disoccupati o disabili) ma hanno trovato per la prima volta effettiva applicazione solo nel 2008 (governo Prodi) quando sono stati introdotti sperimentalmente per prestazioni occasionali di tipo accessorio nel comparto delle vendemmie.

Di fronte al successo straripante (mezzo milione di voucher venduti in pochi mesi) il loro uso è stato rapidamente esteso con una serie di disposizioni legislative che sono culminate nella riforma Fornero (leggi 92 e 134 del 2012) che di fatto ne ha liberalizzato completamente l’uso prevedendo solo un tetto massimo di 5000 euro annuali percepibili dal singolo lavoratore (non più di 2000 euro l’anno da parte dello stesso datore di lavoro). Con la legge 99 del 2013 (governo Letta) è stato eliminato anche il requisito secondo cui il lavoro svolto doveva essere“di natura meramente occasionale”, il jobs act infine (governo Renzi, D. lvo 81/2015) ha innalzato a 7000 euro il limite della retribuzione annuale del singolo lavoratore (2000 euro da parte di ogni singolo datore di lavoro).

I risultati sono sotto gli occhi di tutti ed  un recente studio dell’INPS li certifica in modo inequivocabile: Continua a leggere

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ZAPRUDER: presentazione a Udine 17 marzo 2017

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