LA RETORICA DI CLASSE E LA LOTTA CHE NON BASTA

(un interessante articolo dal numero in distribuzione della rivista “CUB Rail”)

Veniamo dall’ennesima stagione di rinnovi contrattuali al ribasso, un andamento che ha portato negli ultimi decenni, allo schiacciamento dei diritti dei lavoratori italiani, già colpiti da pesanti interventi governativi quali la legge 30/2003, la legge Fornero, l’abolizione dell’articolo 18, la polverizzazione delle vertenze decentrate… solo per citarne alcune.

cub-rail-copertina-1Segnaliamo fra i nuovi CCNL che hanno segnato l’ennesimo smacco per i lavoratori quello dei Metalmeccanici, quello del Trasporto Pubblico Locale, quello della Logistica, quello dell’Igiene Ambientale, il nostro delle Attività Ferroviarie e Gruppo FSI…

Una disfatta generale a cui fanno eco le grandi operazioni speculative, che hanno visto la mattanza di migliaia di posti di lavoro, a suon di Jobs Act, subappalti e delocalizzazioni.

A ciò si aggiungono le innumerevoli vertenze minori e locali, cui sono risospinte le contrattazioni alleggerite dal CCNL e che ne possono persino mutare i contenuti, in cui i lavoratori risultano ricattati, abbandonati e sconfitti.

Le caratteristiche generali e costanti dei nuovi CCNL sono l’aumento della produttività a compenso zero (anche per contratti scaduti da anni), l’abbassamento delle tutele, la maggiore precarietà, percorsi di privatizzazione ed esternalizzazione delle lavorazioni attraverso generazioni di controllate che smembrano i grandi gruppi industriali, la sottovalutazione della cultura della sicurezza e il sotto-dimensionamento degli investimenti dedicati alla stessa.

Un altro elemento persistente dei Ccnl siglati è rappresentato dall’apparato sanzionatorio, composto di impianti disciplinari sempre più repressivi, codici etici ed obbligo di fedeltà; misure appositamente studiate per sferzare ogni sussulto e dissenso sul posto di lavoro, punendo puntualmente i lavoratori non allineati e non collusi, estromettendo le lotte dalle realtà lavorative. Continua a leggere

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PORDENONE: CHI HA PAURA DELLE FOIBE ?

(aggiornamento: l’incontro si terrà alla CASA DEL POPOLO di Torre di PN, via Carnaro 10 alle 20,45. Oltre a Federico Tenca Montini relatori saranno Lorenzo Filipaz e Luca Meneghesso) Maldestro tentativo di censura a Pordenone, dove il Comune sta pesantemente sabotando l’incontro “I GIORNI DEI RICORDI storia, storiografia e manipolazioni sulle foibe e il confine orientale”con Federico Tenca Montini, autore dell’apprezzato saggio “Fenomenologia di un martirologio mediatico: le foibe nella rappresentazione pubblica dagli anni Novanta ad oggi”.

10-febbraio-2017-casa-del-popoloGli organizzatori si erano mossi per tempo chiedendo l’uso della saletta “Degan” annessa alla Biblioteca Civica, dopo il diniego del Comune si erano indirizzati verso il ridotto del vicino Teatro Verdi (regolarmente concesso pagando l’affitto della sala in anticipo) ma il 5 febbraio ecco arrivare la revoca della concessione della sala anche da parte del Teatro !

Una scandalosa commedia, per la quale eprimiamo tutta la nostra solidarietà agli organizzatori e al relatore (di seguito il comunicato di PN Rebel e NEA di ieri 5.2.2017 e quello successivo dell’8.2 )

LA NOSTRA AZIONE NON SI FERMA!
Ieri mattina abbiamo annunciato a mezzo stampa e tramite il nostro profilo facebook, l’aver regolarmente ottenuto la sala del Ridotto del Teatro Verdi di Pordenone con tanto di fattura emessa dallo stesso (250 €+iva) per svolgere la conferenza “I Giorni dei ricordi” il 10 febbraio. Nel tardo pomeriggio abbiamo ricevuto una telefonata per conto del presidente del Consiglio di Amministrazione del Teatro Verdi, Giovanni Lessio, in cui ci veniva comunicato, in via ufficiosa, la revoca dell’autorizzazione all’utilizzo della sala.
Le motivazioni sarebbero che “il 10 febbraio è una giornata troppo delicata”, così come poi apprendiamo dalla stampa dove Lessio viene interpellato e ribadisce che “la data è inopportuna”. Continua a leggere

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PRECARIZZARE PER GOVERNARE: il nuovo sistema di accesso ai ruoli per i docenti

In perfetta continuità con la legge 107/2015 (“Buona scuola”) il Governo ha inviato alle Camere uno schema di decreto legislativo sull’accesso ai ruoli e la formazione del personale docente.

il saluto dei docenti alla nuova preside

il saluto dei docenti alla nuova preside

È previsto un complesso percorso ad ostacoli con la conseguente precarizzazione totale dei docenti (quanto al personale ATA si procederà – probabilmente – con la progressiva esternalizzazione dei servizi)

Il primo step è costituito dal superamento di un impegnativo concorso pubblico nazionale su base regionale o interregionale (art 2, 6)

I fortunati vincitori entreranno in una graduatoria di merito sulla cui base sottoscriveranno un “contratto triennale retribuito di formazione iniziale e tirocinio” (art. 8)
RETRIBUITO QUANTO ?
La retribuzione nei primi due anni sarà definita dalla contrattazione nazionale (non dovrà superare di 117 milioni annui la spesa attuale) nel terzo anno sarà pari a quella di una supplenza annuale (art. 8)
da notare che, in base alla normativa attuale, il tirocinio formativo – introdotto dal c.d. pacchetto Treu (legge 196 del 1997) – non costituisce rapporto di lavoro e quindi non prevede il versamento di contributi (salvo quelli anti infortunistici INAIL). C’ è da supporre che questi principi varranno anche per questo nuovo tipo di tirocinio. Come pure si può immaginare che i compensi previsti per i primi due anni saranno di poche centinaia di euro (così come per gli altri tirocini)

Al termine di ogni anno è prevista una valutazione per poter accedere all’anno successivo Continua a leggere

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SOLIDARIETA’ AL SI COBAS

abd-el-salamIN PASSATO NON ABBIAMO CERTO RISPARMIATO CRITICHE AL SINDACALISMO DI BASE (ad alcune di queste è seguita una piccata risposta proprio di alcuni esponenti  del SI COBAS). TUTTAVIA NON POSSIAMO TACERE DI FRONTE AL TENTATIVO DI FAR PASSARE ALDO MILANI, COORDINATORE NAZIONALE DI QUESTO SINDACATO PER UN VOLGARE ESTORSORE !

sicobasDI FRONTE ALLE GRANDI MOBILITAZIONI DEI LAVORATORI DELLA LOGISTICA, FALLITI GLI STRUMENTI CONSUETI DI DIVISIONE E REPRESSIONE SI RICORRE ORA A METODI GANGSTERISTICI DI AGGRESSIONE, DI DIFFAMAZIONE E DI REPRESSIONE POLIZIESCA.

PRIMA (il 14 settembre 2016 a piacenza) L’OMICIDIO A FREDDO DELL’OPERAIO E MILITANTE SINDACALE USB ABD ELSALAM,  POI (il 20 gennaio 2017 a Pisa) L’INVESTIMENTO DI TRE OPERAI AVIS IN LOTTA (è un miracolo che non ci sia scappato il morto), ORA L’ARRESTO DI MILANI…

LA NOSTRA PIENA SOLIDARIETA’ A TUTTI I LAVORATORI AGGREDITI, A MILANI E AL SI COBAS, DI CUI RIPORTIAMO IL COMUNICATO NAZIONALE

secondo comunicato nazionale del SI COBAS

NON DIMENTICHIAMO LA FAMIGLIA DI ABD ELSALAM !

CROLLANO LE ACCUSE A MILANI (3° comunicato SI COBAS)

milani-libero

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CIE ? NE’ QUI NE’ ALTROVE…

COMUNICATO STAMPA in merito alle dichiarazioni del SAP riportate nell’articolo “Poliziotti violenti al CIE? Accuse false” de Il Piccolo pubblicato in data 19 gennaio 2017

cie(Staranzano, 22 gennaio 2017) – E’ dei primi giorni del 2017 l’intenzione annunciata dal neo-ministro Minniti di riprendere in mano il vecchio – e nei fatti già dimostratosi fallimentare – progetto di “un CIE per ogni regione”. Per quanto riguarda il Friuli-Venezia Giulia si comincia quindi a parlare di rimettere in attività la struttura di Gradisca. Per chi da sempre si batte contro queste realtà non ci sono dubbi: i centri di espulsione (che li si chiami CIE o CPR nulla cambia) sono da un lato dei costosissimi apparati ideologici, la cui funzione è del tutto marginale sul piano pratico, dall’altro dei non-luoghi del diritto, in cui l’arbitrio inghiotte le vite dei singoli migranti. “Ma è possibile che le persone solo perché non hanno un pezzo di carta debbano essere rinchiuse per 6 mesi della loro vita?” si chiedevano a Gradisca nel 2010. Continua a leggere

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GIORNO DELLA MEMORIA… E LE LEGGI RAZZIALI FASCISTE ?

Risiera di san Sabba (Trieste)

Risiera di San Sabba (Trieste)

in occasione dell’anniversario della Liberazione (27 gennaio 1945)  dei deportati nel Lager di Auschwitz ricordiamo il nostro precedente post contro il negazionismo

Come al solito però il nostro Paese è – in campo storico – “presbite” si vedono le responsabilità altrui e si ignorano le proprie.

Riteniamo utile quindi pubblicare una breve cronologia delle persecuzioni razziali attuate dal regime fascista.

 

1938-1945. LA PERSECUZIONE DEGLI EBREI IN ITALIA

le tappe della legislazione razzista

Si tende troppo spesso a sminuire la gravità della persecuzione degli ebrei attuata dal fascismo. Tra il 1938 e il 1943 i provvedimenti razzisti divennero sempre più gravi e dal 1943 la “Repubblica di Salò” collaborò attivamente all’invio degli ebrei nei campi di sterminio. La cronologia che segue ripercorre – in modo schematico – le tappe della normativa razziale fascista.

1935-36 Dopo l’invasione italiana dell’Etiopia si registra un rapido avvicinamento tra il regime fascista e la Germania nazista.

1937 viene proibita ogni “relazione d’indole coniugale” tra gli italiani e i sudditi delle colonie, la pena prevista è “la reclusione da uno a cinque anni” (Regio Decreto Legge 19.4.1937 n. 880) Continua a leggere

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LA DIFFICILE GUERRA DEI GAP

di Emmerre ( da «Germinal», numero 124, 2016)

«Perchè dormivano con una pistola sotto il cuscino? Perchè lanciavano bombe? Perchè uccidevano? Gracco era curioso degli uomini: voleva conoscere il perchè delle loro cose».
(Elio Vittorini, «Uomini e no»)
resistenza-sconosciutaTra il 1944 e il ’45, sui muri di molte città dell’Italia centro-settentrionale, comparvero manifesti rivolti alla cittadinanza con le ordinanze dei comandi militari germanici e delle autorità fasciste che vietavano severamente la circolazione delle biciclette agli uomini senza specifica autorizzazione. Tale disposizione era stata imposta nel tentativo di impedire i sabotaggi e le veloci azioni armate dei gruppi antifascisti clandestini; in alcuni casi, come in Emilia, il divieto si estese pure all’indossare giacche a vento e mantelli (il tradizionale tabarro), sino a proibire di tenere le mani in tasca.
A rendere non più impunita l’attività dei nazi-fascisti nei centri urbani furono soprattutto i nuclei noti con la sigla GAP, oltre alle SAP e alle diverse Squadre di difesa e d’assalto, ossia di coloro che lo storico Mario De Micheli ebbe a definire come «gli arditi della guerra di liberazione».
La recente uscita del libro di Santo Peli «Storie di Gap. Terrorismo urbano e Resistenza» (Einaudi) era molto attesa, in quanto la conoscenza di questo aspetto dell’opposizione armata al fascismo rimane senz’altro poco conosciuto ed indagato, anche perché – per lungo tempo – nella sinistra democratica e nell’associazionismo resistenziale è prevalso l’imbarazzo per il carattere “terroristico” di molti attentati gappisti, costati anche vittime innocenti; imbarazzo analogo alla reticenza “patriottica” rispetto al riconoscimento della guerra civile, iniziata nel 1919 e giunta alla resa dei conti nel 1945.
Le aspettative storiografiche sono però andate alquanto deluse, in quanto l’autore ha voluto avvalorare un’immagine dei GAP quale mera filiazione organizzativa del Partito Comunista, ignorando la frequente disorganicità e informalità di una pratica, nonché alcuni precedenti significativi che, in qualche modo, avevano anticipato, anche per modalità operative, le imprese dei «soldati senza uniforme» durante i tragici 600 giorni di Salò. Continua a leggere

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